La Terapia Metacognitiva Interpersonale TMI

La Terapia Metacognitiva Interpersonale

Nell’ultimo ventennio la psicoterapia ha potuto compiere, grazie alla ricerca scientifica, passi da gigante. E’ fondamentale infatti che un buon metodo possa contare su constanti studi clinici e quindi sul campo andando sempre più a favorire la formalizzazione di una procedura specifica al fine di trattare disturbi specifici.

La terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) nasce come intervento di elezione per il trattamento specifico dei disturbi che di personalità non rispondevano ai trattamenti esistenti in precedenza. Questo approccio consente, al terapeuta che lo pratica, di possedere strumenti affidabili al fine di orientarsi nella problematica del paziente in modo più mirato e soggettivo possibile, dando la possibilità di comprendere e condividere con il paziente le problematiche giuste da affrontare, comprenderle nel loro funzionamento al fine di orientarsi verso l’intervento di cambiamento e promozione del benessere più opportuno.

Il manuale di elezione che riassume ed organizza per la prima volta tutti i principi di questo intervento è “Terapia Metacognitiva Interpersonale dei disturbi di personalità” Dimaggio, Montano, Popolo, Salvatore 2013.

Ci sono degli assunti teorici di base su cui poggia la TMI:

  • E’ possibile che un particolare tipo di pazienti non riesca ad entrare in contatto e raccontare ciò che gli accade interiormente. Ovvero cosa provano a livello emotivo, come ci sono arrivati a sperimentare tale stato e le conseguenze negative a cui il processo potrebbe portare. Nell’alterazione di questo sistema accade anche che gli altri appaiano a loro volta difficili da comprendere e decifrare nelle loro azioni. Tali funzioni si possono riassumere sotto il nome di metacognizione e da qui si spiega la terminologia che da nome all’intervento terapeutico. La conseguenza diretta che una carenza metacognitiva si riflette senza ombra di dubbio sulle relazioni di un individuo, ovvero la sia sfera interpersonale.
  • Ognuno di noi, e non fanno eccezione i pazienti su i quali si è sviluppata la TMI, si orienta nel mondo delle relazioni con un repertorio di aspettative precise. Queste aspettative vengono definite “schemi interpersonali” e forniscono una previsione su come gli altri risponderanno a i nostri bisogni, desideri, speranze ecc. La particolarità risiede nel fatto che questa previsione si compie prima ancora che si svolga le reale interazione. Nei disturbi di personalità tali schemi agiscono per esempio nel seguente modo: “sono bisognoso di aiuto e di conforto, ma se mi mostrerò debole l’altro mi criticherà e si allontanerà”. In questo esempio è facile immaginare quanto estenuante possa essere per una persona il doversi trovare in difficoltà e come la richiesta di aiuto possa essere difficoltà. Basterà per l’appunto un semplice segnale di difficoltà o titubanza da parte dell’altro, che verrà percepito in modo “amplificato” per fa arrestare questo processo relazionale importantissimo, facendo si che l’interessato entri in uno stato di dolore molto intenso.
  • Quando i pazienti entrano a contatto con questi stati di dolore intensi, le capacità autoregolatorie di questi (es. calmarsi) sono assenti o carenti. Le risposte possono variare dalla risposta troppo intensa allo spegnimento.
  • Tutti noi abbiamo una forza interna che ci appartiene, quando questa si attiva ci permette di proiettarci verso mete ed obiettivi consentendoci di sviluppare realizzazione e appagamento. La funzione che ci permette di riconoscere questo meccanismo si chiama agency. Alcuni pazienti hanno una forte carenza di questa funzione, la conseguenza è che si sentono dominati da forze esterne e faticano ad avere un sana gestione delle proprie azioni.

Da queste premesse teoriche la Terapia Metacognitiva Interpersonale ha sviluppato una procedura che si pone obiettivi precisi:

  • Primo tra tutti migliorare la metacognizione, ovvero la capacità di conoscere e padroneggiare i propri processi mentali (e quelli altri) al fine di poter promuovere uno stato di benessere personale.
  • La TMI inoltre permette al paziente di comprendere quali sono gli schemi interpersonali che utilizza cercando di comprendere quali sono quelli disfunzionali che mette in atto e che gli causano sofferenza. Contemporaneamente la terapia si occupa di favorire lo sviluppo di schemi più funzionali in grado di migliorare la vita relazionale e sentimentale, nonché la promozione di stati di benessere personali.
  • E’ importante che nel percorso terapeutico il paziente abbia occasione di acquisire e sviluppare opportune strategie utili sia alla gestione degli stati emotivi negativi che alla capacità di superare i possibili momenti di passività chiusura e depressione.

La TMI si è da sempre dimostrata altamente efficace su i casi complessi come i disturbi di personalità, tuttavia la sua procedura, tutt’oggi in crescita ed esenzione grazie alla ricerca continua e la sua capacità di integrare nel modello molte delle tecniche più efficaci esistenti, consente di applicarla anche su pazienti che necessitano di interventi meno estremi. Lavorare su la metacognizione e su i propri schemi interpersonali offre per chiunque un’occasione di miglioramento della propria persona e delle proprie condizioni di vita.

Ci sono terapie il cui approccio è definito “top down” ovvero l’accesso al problema presentato e la relativa promozione del cambiamento avviene attraverso funzioni “alte” della nostra persona, ovvero il parlare, ricordare, memorizzare ecc. queste terapie sono note anche come talking therapy.

Altre terapie invece hanno un approccio inverso, ovvero “botton up”, si parte dal sintomo percepito a livello corporeo per poter aiutare il paziente ad elaborarlo.

Entrambi questi approcci hanno dimostrato grande validità in svariate problematiche trattate. La TMI grazie all’elasticità e capacita di assimilare ed adattare gli approcci più funzionali al proprio modello permette di integrare in modo funzionale entrambi gli approcci.