Spesso passano mesi, a volte anni, tra il momento in cui una persona si accorge che qualcosa nella propria sessualità non va e il giorno in cui decide di parlarne con qualcuno. Nel frattempo si cercano risposte online, si prova a non pensarci, si spera che passi da solo. Una delle ragioni di questa attesa è semplice: non si sa che cosa aspettarsi. Che cosa mi chiederà? Dovrò raccontare dettagli imbarazzanti? E se il problema non fosse “abbastanza grave”?
In questo articolo provo a rispondere a queste domande, descrivendo come si svolge un primo incontro con un sessuologo clinico.
Chi può rivolgersi a un sessuologo
Non serve avere un disturbo con un nome preciso. Ci si può rivolgere a un sessuologo quando la sessualità è diventata fonte di disagio invece che di piacere: un desiderio che si è spento, difficoltà di erezione o eiaculazione, rapporti dolorosi, un orgasmo che non arriva, ma anche ansia, vergogna o senso di colpa legati al sesso. A volte la difficoltà non è “nel corpo” ma nella relazione: due persone che si desiderano in modo molto diverso, o che non riescono più a parlarne.
Possono chiedere una consulenza persone singole e coppie, di qualunque età adulta, orientamento sessuale e identità di genere. Non esiste una soglia di gravità sotto la quale “non vale la pena”: se una cosa ti fa stare male, è un motivo sufficiente per parlarne.
Sessuologia e psicoterapia insieme
Sono psicologo e psicoterapeuta, con una formazione specifica in sessuologia clinica. Questo significa che non guardo solo alla difficoltà sessuale in sé, ma anche a come si inserisce nella tua storia, nelle tue relazioni e nelle convinzioni che hai su di te e sugli altri. Spesso è lì che si trova il motivo per cui un problema si mantiene nel tempo, ed è lì che si può lavorare perché cambi davvero.
Che cosa succede nel primo colloquio
Il primo incontro è prima di tutto una conversazione. Non ci sono esami, non ci sono visite, e nessuno ti chiederà di raccontare più di quanto ti senti di dire.
Di solito parliamo di tre cose. La prima è la difficoltà che ti ha portato qui: da quando c’è, in quali situazioni compare e in quali no, come la vivi. La seconda è il contesto: la tua storia, le relazioni importanti, il momento di vita che stai attraversando. La terza, spesso la più importante, è che cosa vorresti: non solo che cosa vorresti eliminare, ma che cosa vorresti poter vivere.
Le domande possono toccare temi intimi, ed è normale sentirsi in imbarazzo, soprattutto all’inizio. L’imbarazzo non è un ostacolo da superare a tutti i costi: è un’informazione, e ne possiamo parlare. Puoi sempre dire “di questo preferisco parlare più avanti”.
Raramente le difficoltà sessuali sono solo una questione di “prestazione”. Molto più spesso hanno a che fare con come ci sentiamo con noi stessi e con l’altro, con ciò che pensiamo di poterci permettere, con la libertà di cercare il nostro piacere. Il primo colloquio serve anche a iniziare a guardare il problema da questa prospettiva più ampia.
Di solito servono due o tre colloqui prima di proporre un percorso.
Corpo e mente: quando serve anche il medico
La sessualità coinvolge il corpo e la mente insieme. Alcune difficoltà, come problemi di erezione o dolore durante i rapporti, possono avere anche una componente fisica: ormonale, vascolare, legata a farmaci o ad altre condizioni. Per questo, quando è utile, ti suggerisco di affiancare una valutazione medica, con un urologo, un andrologo o un ginecologo.
Una componente fisica non esclude quella psicologica, e viceversa: le due spesso si intrecciano, ed è proprio per questo che conviene guardarle entrambe.
Se venite in due
Quando la difficoltà riguarda la coppia, il primo colloquio si svolge con entrambi i partner, ed è seguito da un colloquio individuale con ciascuno dei due. Non si tratta di stabilire chi ha “il problema”: quasi sempre la difficoltà nasce da come i due si muovono l’uno rispetto all’altra, e il lavoro riguarda proprio quel movimento.
Può succedere che uno dei due partner arrivi più convinto dell’altro. È normale, e se ne può parlare apertamente fin dal primo incontro.
Riservatezza
Ciò che racconti in seduta è tutelato dal segreto professionale, secondo il Codice Deontologico degli Psicologi e nei limiti previsti dalla legge. Se vieni in coppia, all’inizio chiariamo insieme come gestire ciò che eventualmente ciascuno dice in un incontro individuale.
E dopo?
Alla fine dei primi incontri ti restituisco una lettura di ciò che sta succedendo e, se ha senso, una proposta di lavoro: obiettivi, frequenza degli incontri, una stima dei tempi. A volte bastano pochi colloqui per fare chiarezza; altre volte serve un percorso più lungo. In ogni caso la decisione resta tua: il primo colloquio non ti impegna a nulla.
I colloqui si possono svolgere in studio a Roma oppure online, in videochiamata.
Se ti sei riconosciuto in qualcosa di quello che hai letto e vuoi parlarne, puoi contattarmi per fissare un primo colloquio. Se vuoi capire meglio di che cosa mi occupo, trovi una panoramica nella pagina Aree di intervento.
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